Ottobre 2011
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Cosette era nella sua ombra, come Marius nella sua, tutta pronta a prender fuoco. Il destino, con la sua pazienza misteriosa e fatale, avvicinava lentamente l’uno all’altro quei due esseri tutti carichi e tutti languenti delle tempestose elettricità della passione, quelle due anime che portavano l’amore come due nuvole portano la folgore, e che dovevano accostarsi e unirsi in uno sguardo come le nuvole in un lampo.
Si è tanto abusato dello sguardo nei romanzi d’amore, da finire per screditarlo. Adesso si osa appena dire che due esseri si sono amati perché si sono guardati. Eppure ci si ama così, e soltanto così. Il resto non è altro che il resto, e viene dopo. Non c’è nulla di più vero dei grandi scossoni che si scambiano due anime con quella scintilla.
In quel certo momento in cui Cosette lanciò senza saperlo lo sguardo che turbò Marius, Marius non sospettò di aver lanciato anche lui uno sguardo che aveva turbato Cosette.
Le fece lo stesso male e lo stesso bene.
Già da molto tempo lei lo vedeva e lo esaminava come le ragazze esaminano e vedono, guardando altrove. A Marius, Cosette appariva ancora brutta, che già Marius appariva bello a Cosette. Ma poiché lui non le badava, il giovanotto le era indifferente.
Tuttavia non poteva fare a meno di dirsi che aveva bei capelli, begli occhi, bei denti, un suono di voce affascinante quando lo sentiva discorrere con i compagni, che camminava male, se vogliamo, ma con una grazia tutta sua, che non sembrava affatto stupido, che tutta la sua persona era nobile, gentile, semplice e fiera e che insomma aveva l’aria da povero, ma aveva un bell’aspetto.
Il giorno in cui i loro occhi si incontrarono e finalmente si dissero d’improvviso quelle prime cose oscure e ineffabili che lo sguardo balbetta, Cosette dapprima non capì. Tornò pensosa nella casa di rue de l’Ouest dove Jean Valjean, secondo le sue abitudini, era andato a passare sei settimane. L’indomani, svegliandosi, pensò a quel giovane sconosciuto, per tanto in tempo indifferente e gelido, che adesso pareva fare attenzione a lei, e non le sembrò minimamente che tale attenzione le giungesse gradita. Anzi, sentiva una certa collera contro quel bello sdegnoso. Un fondo battagliero si agitò in lei.
[…]
Le donne giocano con la bellezza come i bambini con i coltelli. Vi si feriscono.
Si ricorderanno le esitazioni di Marius, le sue palpitazioni, i suoi terrori. Rimaneva sulla panchina e non si avvicinava. Questo indispettiva Cosette. Un giorno disse a Jean Valjean: - Papà, facciamo due passi da quella parte -. Vedendo che Marius non andava da lei, andò lei da lui. In casi simili, ogni donna somiglia a Maometto. E poi, cosa strana, il primo sintomo del vero amore in un giovanotto è la timidezza, in una fanciulla è l’audacia. La cosa stupisce, eppure non c’è nulla di più semplice. Sono i due sessi che tendono ad avvicinarsi e che prendono le qualità l’uno dell’altro.
Quel giorno, lo sguardo di Cosette fece impazzire Marius, lo sguardo di Marius fece tremare Cosette. Marius se ne andò fiducioso, e Cosette inquieta.
La prima cosa che sentì Cosette, fu una tristezza confusa e profonda. Le parve che, dall’oggi al domani, la sua anima fosse diventata nera. Non la riconosceva più. Il candore dell’anima delle fanciulle, che è composto di freddezza e allegria, somiglia alla neve. Si scioglie all’amore che è il suo sole.
Amava con tanta più passione in quanto amava con ignoranza. Non sapeva se fosse buono o cattivo, utile o pericoloso, permesso o proibito: amava. Sarebbe rimasta molto stupita se le avessero detto: Non dormite? ma non è consentito! Non mangiate? malissimo! Avete oppressioni e palpitazioni di cuore? non si fa! Arrossite e impallidite quando una certa persona vestita di nero appare in fondo ad un certo viale verde? è abominevole! Non avrebbe capito, e avrebbe risposto: Che colpa posso avere in una cosa nella quale non posso nulla e non so nulla?
[…]
Marius e Cosette erano l’uno per l’altra nel buio. Non si parlavano, non si salutavano, non si conoscevano; si vedevano; e come gli astri separati da milioni di leghe, vivevano di guardarsi.
mi sento proprio una sfigata.
Day ONE!
Band: DAVID BOWIE
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Favorite song: I am currently really fond of Rock N’ Roll With Me, but I suspect my all-time favorite is Rock n’ Roll Suicide?
- Rock N’ Roll Suicide - I think it’s just perfect. Such intensity in his voice, and the lyrics are just so well written.
- Life on Mars? - Elegant and very intense. I love his voice and the video is also perfect.
- Fantastic Voyage - How can IIIIIIIIIIIII?
- Velvet Goldmine - Discovered it after I watched the movie with the same title :D I love the rhythm and the Russian choir in the background.
- Ashes to Ashes.
- Time
- Heroes
- Space Oddity
- Cracked Actor
- Let’s Dance - It really makes me wanna dance, which is a miracle considering I usually LOATHE dancing.
Favourite Lyrics:
Oh no love! you're not alone You're watching yourself but you're too unfair You got your head all tangled up but if I could only make you care Oh no love! you're not alone No matter what or who you've been No matter when or where you've seen All the knives seem to lacerate your brain I've had my share, I'll help you with the pain
You’re not alone First song you heard by them: Heroes. My mother put his Greatest Hits on one day when I was little.
Favorite album: The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars and Diamond Dogs.
Favorite member: David Bowie
Fan since: 2006.
Have you seen them live: No, ‘cause I’m too DAMN YOUNG. And I don’t think he’s ever going to tour again, since he had a heart attack in 2004… :(
Come mi sento adesso?

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Non ho mai capito le persone che amano il caldo. Sul serio: cosa può esserci di bello nel sudare, nel sentirsi i capelli attaccati alla fronte, nel desiderare di denudarsi quando già si è nudi e non è possibile strapparsi la pelle di dosso? Penso che l’unica cosa bella dell’estate siano le vacanze, ma a quel punto più che dire ‘amo il caldo’ bisognerebbe dire ‘amo non fare una mazza durante l’estate’. L’unica occasione in cui amo le alte temperature è quando mi sdraio al sole su un prato dopo aver fatto il bagno in piscina o in un fiume, o quando mi addormento sul lettino in spiaggia e la brezza marina mi accarezza dolcemente, o quando la sera mi faccio un aperitivo rinfrescante in compagnia del mio ragazzo. Ma questi sono gli unici casi.
Dell’autunno, invece, amo pressoché tutto, forse perché è la stagione che mi ha vista nascere. Amo sia le giornale fredde e soleggiate, come quella di oggi, sia le giornate più umide e piovose dove stare in casa e bere una tazza di tè di fronte al camino diventa un piacere. Dove a stare sdraiati sul letto sotto un plaid di pile con un libro in mano e, magari, un gatto vicino che fa le fusa, equivale ad essere in paradiso. E poi, vogliamo parlare dei colori di questa stagione? Penso che nel periodo tra metà ottobre e metà novembre la natura dia in assoluto il meglio di sé, assieme al periodo di fioritura in primavera.
Bene, ho finito. Non avrò scritto un’ode all’autunno degna di Keats, ma almeno sono riuscita ad esprimere i miei pensieri (:
Non posso proprio fare a meno di odiare la trascrizione anglosassone dei nomi russi. E ammetto anche di avere qualche difficoltà all’idea di leggere letteratura russa tradotta in inglese. Non so, è come se l’inglese volgarizzasse e sminuisse tremendamente la profondità di pensiero di autori come il Dosto, ma forse è solo una mia impressione. Non fraintendetemi: io amo l’inglese e lo ritengo una lingua versatile e meravigliosa, ma in qualche modo non riesco ad associarla agli autori russi e slavi in generale, mi sembra proprio che le due cose facciano a pugni. Reputo le traduzioni italiane di gran lunga migliori, e meno banali, e vorrei tanto mi fosse stata data la possibilità di studiare sia russo che francese per dedicarmi a simili autori.
Are sweeter.” —John Keats (via suchharmoniousmadness)
